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Studio Dentistico Dottori:
Barberi • Casarosa • Galleni
Lensi • Migliorini


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Studio Dentistico Dottori:
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Lo Studio

Lo studio dentistico dei Dottori: Barberi, Casarosa, Galleni, Lensi e Migliorini è situato nel quartiere Vaiana di Forte dei Marmi, in via degli Olmi 63/A; facilmente raggiungibile anche dall'autostrada A11 (uscita Versilia). Nelle immediate vicinanze dello studio odontoiatrico è situato un ampio parcheggio gratuito accanto alla Chiesa e di fronte alla scuola primaria Don Milani di Vaiana.
Lo studio è una struttura all'avanguardia per quanto riguarda l'odontoiatria, l'ortodonzia e l'implantoprotesi. Professionisti costantemente aggiornati, attrezzature mediche di ultima generazione; dotato di 6 sale operative di cui una adibita a sala chirurgica, una per ortopantomografia digitale. Durante le pratiche conservative, endodontiche e chirurgiche viene utilizzato il microscopio ottico per migliorare la qualità del lavoro.

Terapie

Igiene orale e profilassi

Per igiene orale si intende la pulizia della cavità orale, cioè tutte quelle corrette manovre, sia a livello domiciliare che professionale, che mirano a garantire un livello di igiene compatibile con il benessere e la salute del cavo orale.

Igiene orale domiciliare
Una buona igiene orale si ha con un corretto spazzolamento in senso gengivo-dentale (da rosa a bianco) delle superficie dentali esterne ed interne ed anche della parte masticante. Passaggio successivo è l’uso del filo interdentale in modo da pulire gli spazi interprossimali. Ed infine, non meno importante, la pulizia della lingua che per la sua conformazione trattiene residui alimentari e batteri che portano all’alitosi.

Igiene orale professionale
Con questo termine sono indicate tutte quelle manovre praticate dal dentista o dall’igienista dentale, atte ad eliminare tutti i residui di placca e tartaro accumulatosi nel tempo dovuti alla normale precipitazione dei Sali contenuti nella saliva ed ad una inadeguata igiene orale domiciliare. Le manovre di igiene orale professionale sono:

  • Ablazione del tartaro: con strumenti ad ultrasuoni e curette è rimosso il tartaro sopragengivale.
  • Levigatura delle radici: rimozione del tartaro subgengivale.
  • Lucidatura delle superfici dentali e rimozione di macchie.

Il tartaro e la placca se non correttamente rimossi sono responsabili d’infiammazione gengivale che può arrivare ad interessare i tessuti di sostegno dei denti causando malattia parodontale che si manifesta con gengive gonfie e sanguinanti, recessioni gengivali, mobilità dentale fino alla perdita di denti.
La placca batterica può essere eliminata con le normali manovre di igiene orale domiciliare, mentre il tartaro necessita specifici strumenti e quindi igiene professionale. La detartrasi consiste nella rimozione meccanica dei depositi di tartaro sui denti utilizzando uno strumento che raschia la formazione dai denti. La detartrasi è una tecnica di prevenzione della carie e della malattia parodontale, perciò andrebbe eseguita con regolarità. La frequenza è stabilita sul singolo paziente secondo la disposizione dei denti, dell’igiene personale domiciliare, dello stato di salute gengivale e sui fattori predisponenti soggettivi.
Normalmente per pazienti con una corretta igiene orale le sedute avvengono ogni 6 mesi.

Sbiancamento Dentale

Lo sbiancamento dentale è una procedura odontoiatrica che permette di migliorare il colore dei denti, rendendoli più bianchi.
Il colore dei denti è personale, un po’ come il colore della pelle ognuno ha il suo, inoltre non è mai un bianco come quello della ceramica, ma incorpora lievi sfumature sui toni del giallo e del grigio, talora del bruno e del rossiccio, più o meno accentuate, che aumentano d’intensità dal bordo libero al colletto gengivale di ogni dente. I canini inoltre generalmente hanno un colore più carico degli altri denti.
Al contrario di quello che si possa pensare non è lo smalto che determina il colore dei denti, ma la dentina sottostante, il cui colore traspare dallo smalto che non possiede un colore proprio, ma è traslucido.
Col passare del tempo lo smalto può scurirsi pigmentandosi con cibi e bevande, inoltre la dentina si ispessisce per apposizione dalla camera interna. Ciò fa si che con l’invecchiamento i denti si scuriscano e perdano la loro originaria brillantezza.

Cause che fanno scurire i denti:

  • alterazioni congenite delli smalto
  • assunzione di particolari antibiotici (tetracicline) durante la fase di sviluppo dei denti
  • fluorosi dentale a causa di eccessiva assunzione di fluoro
  • pigmentazione attraverso l’assunzione prolungata di tè, caffè, vino rosso, fumo di tabacco
  • dente non vitale o trattamento endodontico
  • età: i denti scuriscono con l’avanzare dell’età
  • Gli attuali progressi dell’odontoiatria cosmetica consentono di riportare il colore dei denti al bianco naturale e alla luminosità di un tempo.
    Avere i denti gialli però non significa scarsa salute orale, poiché anche se una persona ha una buona salute orale e una corretta igiene orale può necessitare di un trattamento sbiancante.
    Una persona che invece presenta carie, tartaro e problemi gengivali non può pensare che solo col trattamento sbiancante risolverà i propri problemi orali. E’ pertanto necessaria sempre una visita accurata del dentista prima di sottoporsi a trattamento sbiancante.

    Metodi di sbiancamento dentale

    • sbiancamento esterno – per denti vitali, che prevede sbiancamento professionale e sbiancamento domiciliare
    • sbiancamento interno – per denti devitalizzati

    Sbiancamento esterno per denti vitali

    1 Sbiancamento professionale fatto in studio
    Lo sbiancamento professionale in studio prevede l’utilizzo di perossido d’idrogeno ad elevate concentrazioni e l’uso di una sorgente luminosa per catalizzare la reazione. Vantaggi

    • sbiancamento fino a 15 tonalità in meno di un’ora
    • durata dell’ effetto da 1 a 2 anni
    Svantaggi
    • aumento della sensibilità dentale dovuto al perossido d’idrogeno (che cmq regredisce in pochi giorni)
    • costi piuttosto elevati se rapportati ad altri trattamenti

    Studi scientifici concordano nell’affermare che un trattamento sbiancante effettuato sotto controllo del dentista non provoca danni permanenti ai denti ne’ perdita di sostanza dentale.

    2 Sbiancamneto domiciliare (comunque sotto supervisione di un medico dentista)
    Lo sbiancamneto domiciliare usa il perossido di idrogeno a concentrazioni meno elevate.

    Questa tecnica prevede l’uso di una mascherina individualizzata in cui si mette un gel di perossido di carbammide da indossare un paio di ore al giorno (o di notte) per circa 15 giorni di seguito.
    La mascherina è costruita in modo che il gel non vada sulle gengive, ma soltanto sui denti.

    Le differenze con il trattamento fatto in studio sono:

    • utilizzo del perossido di carbammide che rilascerà perossido di idrogeno, ma in concentrazioni inferiori a quello usato in studio.
    In questo modo l’effetto desiderato si otterrà in un tempo notevolmente maggiore, ma con minori effetti collaterali, ovvero ridotta sensibilità dentale.

    Sbiancamento interno per denti devitalizzati
    Denti con polpa non vitale e denti che hanno subito un trattamento endodontico hanno la tendenza ad ingiallirsi, e dopo alcuni anni diventano scuri, marroni , a causa della degradazione della polpa, influendo negativamente sull’estetica. in questi casi può essere d’aiuto lo sbiancamento interno, che si effettua aprendo il dente devitalizzato (dalla parte linguale o palatale quindi non visibile) e applicando un agente sbiancante speciale.
    Successivamente l’apertura viene chiusa con otturazione provvisoria. Questo procedimento impiega circa 15 minuti e viene ripetuto a distanza di una settimana circa fino a quando non si ottiene un livello idoneo di sbiancamento. Infine si chiude definitivamente l’apertura posteriore con un’ otturazione bianca in composito.

    Gnatologia

    La Gnatologia è una branca che si occupa dei Disordini Temporomandibolari (TMD), che in una più ampia accezione vengono talvolta indicati anche come disordini craniomandibolari, sono un eterogeneo gruppo di patologie a carico dei muscoli masticatori e/o dell’articolazione temporomandibolare (ATM) e delle strutture ad essi correlate.

    Tali patologie sono considerate uno specifico sottogruppo di disordini muscolo-scheletrici nel contesto delle diverse condizioni cliniche che causano dolore nel distretto oro facciale. È infatti importante sottolineare sin dall’inizio di quest’opera che, in contesti internazionali, il campo di interesse ai quali tali patologie afferiscono è quello della clinica del dolore orofacciale, le cui principali cause sono:

    • cause infiammatorie (es: sinusiti)
    • cause vascolari (es: emicranie)
    • cause muscoloscheletriche (es: TMD)
    • cause neuropatiche (es: nevralgia del trigemino)
    • motivi idiopatici (es: dolore idiopatico persistente)
    Si rende quindi indispensabile riuscire a fare diagnosi differenziale tra le varie cause di dolore orofacciale per poter poi curare solo ciò che è di nostra competenza.

    La classica triade di sintomi e segni clinici che caratterizzano i TMD è rappresentata da:
    • dolore ai muscoli e/o all’ATM
    • rumori articolari
    • limitazioni od anomalie di movimenti mandibolari
    Talvolta siano riferiti anche sintomi clinici ancillari, quali algie a collo, faccia, orecchio, testa, e disturbi auricolari (es. acufeni, deficit dell’udito, tinnito) I TMD sono la più comune causa di dolore orofacciale di origine non dentale; la prevalenza di tali patologie è ancora oggi fonte di dibattito, c’è evidenza che segni e sintomi riconducibili a TMD siano frequenti anche a livello della popolazione generale. Lo studio di tali disordini rappresenta oggi una delle più affascinanti sfide della professione odontoiatrica, a causa dei numerosi aspetti ancora da chiarire, degli approcci diagnostico-terapeutici spesso aneddotici che ne hanno caratterizzato la clinica, e del frequente embricarsi di concetti medico-biologici, psicosociali e biomeccanici nello studio della patofisiologia.

    Ad oggi, le principali linee guida sulla diagnosi e terapia dei TMD sono quelle dell’American Association of Dental Research. Un approccio meccanicistico alla risoluzione dei sintomi di TMD mediante modifiche irreversibili dell’occlusione (ortodonzia, protesi, molaggio selettivo), spesso suggerito e/o conseguente all’impiego di tecniche strumentali per la diagnosi occlusale e temporomandibolare, è fortemente sconsigliato dal punto vista scientifico e assolutamente da condannare dal punto di vista etico.

    In virtù della scarsa conoscenza sull’eziologia dei TMD a livello individuale, ed anche a seguito delle incoraggianti percentuali di successo terapeutico riconosciute a molteplici approcci di tipo conservativo, lo standard of care in ambiti terapeutici è oggi rappresentato da una attenta gestione della sintomatologia clinica mediante mezzi reversibili ed a basso costo biologico.
    In linea con i dettami delle recenti linee guida dell’International Association for Dental Research, il trattamento dei TMD consiste infatti nella maggioranza dei casi in una gestione dei sintomi attraverso approcci conservativi quali placche occlusali, fisioterapia, farmacoterapia, terapia cognitivo-comportamentale, terapia fisica, applicati in un contesto biopsicosociale.

    In una elevata percentuale di casi infatti il successo terapeutico sembra dovuto ad un’azione aspecifica in relazione con fenomeni di fluttuazione e autolimitazione dei sintomi, regressione verso la media, ed effetto placebo.
    Il significato patologico di presunte anomalie quali ad esempio un rumore di click articolare è stato fortemente ridimensionato dalla letteratura, e sempre maggiori evidenze supportano l’ipotesi che i casi di cronicizzazione dei sintomi siano dovuti all’instaurarsi di fenomeni di sensitizzazione centrale che richiedono un approccio terapeutico multidisciplinare.

    In sintesi, i TMD non sono patologie occlusali, ma bensì disordini muscolo scheletrici che richiedono una gestione dei segni e dei sintomi clinici in linea con gli standard adottati per patologie simili in altri ambiti specialistici (es. reumatologici, fisiatrici, ortopedici) e, nei casi più severi, un supporto nella gestione del dolore cronico da parte di altri specialisti (es. neurologo, psichiatra, psicologo).

    Radiologia dentale

    La radiologia in uno studio odontoiatrico moderno costituisce un supporto molto importante sia nella diagnosi clinica che nel controllo del normale svolgimento della terapia. L’importanza di tale metodologia è aumentata nel corso degli anni portando conseguentemente allo sviluppo di apparecchiature sempre più all’avanguardia.

    Non è da sottovalutare tuttavia il fatto che un esame radiologico sottopone il paziente a radiazioni ionizzanti con tutti i relativi rischi biologici derivanti. L’esposizione ai raggi deve pertanto essere ridotta al minimo ed effettuata solo se strettamente necessaria. E’ inoltre essenziale essere in possesso di attrezzature di ultima generazione in modo da fornire il maggior numero di informazioni con la minor dose di irradiazione possibile.
    Il nostro studio si avvale di due apparecchiature di ultima generazione:

    1. apparecchiatura radiologica per piccole radiografie endorali
    2. apparecchiatura digitale di ultima generazione per l’effettuazione di ortopantomografie (cosidette panoramiche dei denti)
    In odontostomatologia vengono usati altri tre esami radiodiagnostici:
    1. La rx latero laterale del cranio.
    2. La radiografia digitale computerizzata volumetrica (per lo studio tridimensionale dei mascellari).
    3. La Stratigrafia delle articolazioni temporo mandibolari.
    Per l’effettuazione di questi tre esami ci avvaliamo della collaborazione esterna di centri radiologici specializzati dotati delle più moderne apparecchiature a raggi X.

    Esami radiografici usati in odontostomatologia

    • Rx singola endorale

    • Ortopantomografia (rx OPT)
    E’ l’esame radiologico più usato in odontoiatria. L’OPT fornisce un’immagine completa delle arcate dentarie e delle strutture ossee da cui sono sostenute.

    • Teleradiografia laterolaterale e anterolaterale (LL e AL) per ortodonzia

    • T.C. volumetrica del cranio tecnica cone beam
    La tomografia assiale computerizzata del massiccio facciale, in particolar modo delle arcate dentarie, è un esame radiologico molto utile in odontoiatria. La tecnologia cone beam utilizza un fascio di raggi X di forma conica che consente di acquisire un ampio volume con notevole riduzione di dose di radiazioni a cui si espone il paziente rispetto ai sistemi diu TC convenzionali.
    E’ un’indagine radiologica necessaria per l’analisi tridimensionale dell’osso per fini implantologici per valutare le caratteristiche morfologiche e strutturali, altezza e spessore dell’osso alveolare nelle sedi di interesse impiantare.
    Inoltre è utile per la chirurgia orale nei casi di estrazione chirurgica degli ottavi per definirne i rapporti con il canale mandibolare., per lo studio di neoformazioni cistiche o tumorali,per la valutazione delle articolazioni temporo-mandibolari, studio dei seni nasali e paranasali.

    • Stratigrafia dell’Articolazione Temporo Mandibolare

    La stratigrafia dell’ATM è un esame radiologico che si esegue per valutare i disordini a carico di questa articolazione e viene eseguita a bocca chiusa e bocca aperta per analizzare il rapporto tra il condilo mandibolare e la cavità glenoidea che lo ospita; ci rivela se l’escursione delle basi ossee in chiusura ed in massima apertura è normale o patologica e se esistono fenomeni di artrosi o di malformazioni su entrambi i capi articolari.
    La stratigrafia permette di documentare iconograficamente solo lo strato desiderato eliminando, sulla base di principi di geometria proiettiva, le strutture circostanti confondenti.

    Nel nostro studio vengono effettuate radiografie endorali ed ortopantomografie.

    Odontoiatria conservativa

    ci occupiamo del recupero dei denti affetti da carie con l’obbiettivo di recuperare nel modo migliore la funzione e l’ estetica dell’elemento dentario. Nel nostro studio questo è reso possibile dall’ impiego di materiali altamente resistenti e con notevoli qualità estetiche, consentendo di ottenere risultati duraturi nel tempo.

    Pedodonzia

    La pedodonzia è il settore dell’odontoiatria che si occupa della cura dei denti dei bambini. Il trattamento può essere preceduto da visite di avvicinamenti che consentono di abituare il bambino gradualmente all’ambiente dentistico attraverso un approccio psicologico adeguato. La prevenzione rappresenta per la pedodonzia un obiettivo fondamentale, pertanto una prima visita è consigliata già a partire dai 3-4 anni.

    Pedodonzia ed igiene orale

    Una corretta igiene orale unita a corrette abitudini alimentari consente di salvaguardare la salute dentale del piccolo paziente a partire dai denti decidui fino alla dentatura definitiva.
    A questo proposito sarà compito del dentista fornire al bambino e ai genitori le informazioni riguardo le regole di prevenzione e rimozione della placca batterica e al corretto utilizzo dello spazzolino, anche tramite l’utilizzo di un rilevatore di placca.

    Pedodonzia e carie

    Si pensa erroneamente che i denti da latte non richiedano cure e controlli e che, una volta caduti, anche se cariati e rovinati, non si presentino problemi definitivi.
    I denti da latte sono importanti per la masticazione e quindi per il primo periodo del sviluppo, quello in cui l’organismo deve assimilare tutte le sostanze necessarie alla crescita;lo sviluppo sano delle ossa mascellari e della seconda dentizione: se la carie procede può arrivare a interessare la polpa, l’osso alveolare e danneggiare irrimediabilmente il germe del dente permanente, essendo a stretto contatto con esso.

    La superficie masticatoria dei molari presenta dei solchi profondi, nei quali la placca batterica si annida facilmente rendendo difficoltose e spesso insufficienti le manovre quotidiane di igiene orale. Essendo i molari maggiormente esposti al rischio di lesioni cariose precoci, l’applicazione di una resina speciale lungo i solchi masticatori permette di proteggerne lo smalto, rendendolo intaccabile della placca batterica.
    La sigillatura dei molari permanenti rappresenta una valida strategia difensiva contro la carie pediatrica.
    L’effetto protettivo della sigillatura può durare diversi anni : una nuova applicazione si rende necessaria quando la resina è consumata. E’ importante la cura della carie, fino a ricorrere alla devitalizzazione dei denti decidui, al fine di mantenere l’elemento per preservare gli spazi adeguati ad accogliere i denti definitivi, evitando problemi di affollamento dentale e le conseguenti alterazioni dell’occlusione.

    Pedodonzia e ortodonzia
    E’ fondamentale il ruolo che ricopre la prevenzione nel campo dell’ortodonzia pediatrica.
    Uno screening precoce delle funzioni occlusive e masticatorie del bambino consente di evidenziare eventuali disallineamenti dentali o anomalie scheletriche (mascellari e mandibolari).
    Tali alterazioni intercettate durante il periodo di crescita, possono essere corrette mediante l’ausilio di apparecchi ortodontici, evitando il ricorso di eventuali estrazioni o alla chirurgia ortognatica.
    La terapia ortodontia precoce, individuando le malocclusioni più importanti, consente di evitare i lunghi e tradizionali trattamenti ortodontici in età puberale.

    L’utilizzo del fluoro

    Nel corso degli anni la somministrazione di fluoro per via sistemica ha condotto a buoni risultati in campo di prevenzione della carie, ma le attuali indicazioni, rivelatesi più efficaci, a seguito di studi internazionali, sono a favore di una somministrazione topica.
    La somministrazione sistemica di una sostanza con azioni farmacologiche è sempre dettata da un confronto tra rischi e benefici. Indubbiamente un apporto eccessivo di fluoro comporta rischio di fluorosi, non solo nelle ossa ma anche a livello dentale. Poiché l’assunzione di fluoro avviene normalmente con l’alimentazione e con l’acqua che beviamo, prima di prescrivere fluoro per via sistemica è necessaria un’attenta valutazione.

    Ortodonzia

    Che cos’è l’ortodonzia?
    La parola ortodonzia è di derivazione greca e significa “denti dritti” (ortos e odontos).
    L’ortodonzia, anche chiamata ortognatodonzia, è la specialità odontoiatrica che si dedica allo studio e alla terapia delle anomalie di sviluppo e di posizionamento della dentatura,delle ossa della faccia e della muscolatura annessa. Essa ha lo scopo di prevenire, attenuare, eliminare le anomalie mantenendo o riportando gli organi della masticazione e il profilo facciale nella posizione più corretta possibile.
    Il trattamento ortodontico può rendersi necessario per motivi di tipo funzionale legati alla masticazione, per una corretta riabilitazione protesica o per motivi puramente estetici.
    Gli obiettivi di questa disciplina sono:

    1. allineamento dentale corretto
    2. salute dei denti e dell’apparato di sostegno
    3. funzione masticatoria
    4. buona estetica del viso
    5. stabilità nel tempo dei risultati ottenuti
    Che cosa sono le malocclusioni?
    Le malocclusioni sono le alterazioni scheletriche,muscolari e dentarie che causano disarmonia e errato funzionamento dell’apparato stomatognatico. Le malocclusioni dentoscheletriche interessano sia lo sviluppo che la posizione dei denti.
    Il mascellare superiore e la mandibola si sviluppano con la crescita aumentando di volume e le direzioni di crescita sono influenzate dalle caratteristiche genetiche e in misura inferiore da quelle ambientali. Talvolta però le proporzioni non sono rispettate e la crescita è disarmonica.

    Possiamo identificare tre classi di sviluppo delle ossa della faccia: classe I, classe II, classe III.

    Nella Classe I le ossa crescono con regolarità e il profilo è armonico, tendente al rettilineo. E’ la classe di riferimento.

    Nella classe II il mascellare cresce più velocemente della mandibola,che spesso appare più corta, arretrata e ruotata all’indietro. Il profilo della faccia è tendenzialmente convesso.

    Nella classe III il mascellare superiore è iposviluppato rispetto alla mandibola che risulta più lunga e con mento sporgente. Il profilo facciale è concavo.

    Altre problematiche possono essere il morso profondo(deep bite) o il morso aperto.

    Un paziente con morso aperto ( open bite) presenta un morso che non si chiude nella parte anteriore , gli incisivi superiori non toccano con gli inferiori , lasciando uno spazio. Questa situazione è spesso collegata all’uso prolungato del succhiotto o ad abitudini viziate quali il succhiamento del pollice o di altre dita o l’interposizione e la suzione della lingua.

    Un paziente con deep bite invece presenta incisivi superiori che coprono in maniera marcata gli incisivi inferiori. Talvolta gli incisivi inferiori estrudono a tal punto da ferire il palato.

    Queste malocclusioni possono essere corrette:

    • spostando i denti
    • guidando la crescita delle ossa mascellari durante l’infanzia e l’adolescenza
    • modificando le ossa dei mascellari mediante interventi di chirurgia delle ossa in abbinamento alla terapia di allineamento dentale
    Avere un buon allineamento dentale è importante per evitare l’insorgenza di alcune patologie

    Carie e malattie gengivali
    Denti storti formano degli anfratti difficili da pulire con la normale igiene orale, di conseguenza in questi spazi si accumula placca e tartaro aumentando il rischio di carie e malattia parodontale fino alla perdita degli elementi dentali dovuta al riassorbimento osseo che porta alla mobilità dentale.

    Malocclusioni e masticazione scorretta
    La malocclusione compromette la masticazione e a causa del sovraccarico può portare ad abrasione, usura e mobilità dei denti oltre che danneggiare l’articolazione temporomandibolare.
    Il carico errato ai muscoli masticatori e alle relative articolazioni può portare a dolori facciali, mal di testa, ronzii, dolori alla zona cervicale, nonché tensioni muscolari e difetti posturali , nal di schiena.

    La buona riuscita del trattamento ortodontico dipende , oltre che da una buona diagnosi e da una adeguata terapia, da altri fattori tra cui:
    • collaborazione del paziente
    • scrupolosa e attenta igiene orale
    • costanza nel rispettare gli appuntamenti fissati col dentista
    • risposta individuale dei tessuti di sostegno del dente ( soggettiva da persona a persona)
    Come viene programmato il trattamento ortodontico
    Ogni caso necessita di una valutazione personalizzata.
    L’ortodontista compie inizialmente un’accurata visita al paziente aiutandosi con:
    • radiografie ( panoramica e teleradiografia latero-laterale per lo studio cefalometrico)
    • modelli ingesso
    • fotografie

    Se il paziente ha una crescita scheletrica regolare ed armonica l’attenzione sarà rivolta alla permuta dei denti e alla loro posizione lungo le arcate.
    Si pianificano gli eventuali interventi per guidare il percorso eruttivo e si valuta la necessità di una fase di allineamento e correzione dei rapporti per consolidare l’occlusione.
    Alcune malocclusioni dipendono invece da una crescita disarmonica delle ossa del volto e si programma quindi un trattamento durante il picco di crescita tra i 9 e i 13 anni con apparecchiature funzionali volte a riportare ad una tipologia di crescita più armonica.

    Tipi di trattamento
    La terapia può consistere nella correzione dei denti o delle basi ossee, spesso il trattamento prevede la combinazione di entrambe.
    Possiamo quindi suddividere in:

    • Ortodonzia propriamente detta : il cui scopo è l’allineamento dentale

    • Ortopedia dei mascellari :prevede l’utilizzo di apparecchi che stimolano la crescita delle ossa mascellari applicando forze ortopediche (espansore del palato) , spesso anche punti di appoggio esterni alla bocca (trazioni extraorali)

    • Ortopedia funzionale: consiste nella modifica dell’occlusione utilizzando la contrazione dei muscoli masticatori stimolati da apparecchi rimovibili. Utilizzati soprattutto nei pazienti in crescita e consentono anche di guadagnare spazio per l’allineamento dei denti permanenti nelle fasi successive del trattamento. Vanno tenuti per il numero di ore prescritto dal dentista, ma possono essere tolti duranti i pasti per consentire masticazione ed igiene orale

    • Terapia miofunzionale : consiste nella correzione degli squilibri della muscolatura coinvolta nelle funzioni dell’apparato masticatorio,come ad esempio deglutizione atipica, ovvero l’interporsi della lingua tra le arcate dentarie durante la deglutizione invece che sollevarla verso il palato. In questi pazienti la lingua con la sua spinta causa malocclussioni come il morso aperto, recessioni gengivali e mobilità dentale. Nella foto sottostante si vede un espansore palatale con griglia linguale, apparecchio che appunto rieduca la lingua a posizionarsi correttamente durante la deglutizione

    I trattamenti effetuati nel nostro studio:

    Collaboriamo inoltre con una clinica in Germania in cui vengono eseguiti interventi di chirurgia maxillo-facciale per le gravi malocclusioni scheletriche.

    Possiamo donarvi un bel sorriso a qualunque età!!

    Ortodonzia fissa vestibolare con brackets metallici:
    E’ un sistema di attacchi (brackets) , bande, tubi e fili metallici applicati direttamente sui denti al fine di spostarli verso direzioni prestabilite. E’ il sistema piu utilizzato perché affidabile e predicabile in quanto usato da più tempo.

    Odontoiatria Conservativa

    L'odontoiatria conservativa è una branca che si occupa della cura dei denti cariati, delle procedure per l'eliminazione della carie e di quelle relative alla chiusura delle cavità risultanti dall'eliminazione dello smalto e della dentina cariata, tramite l'utilizzo di appositi materiali. Le carie possono essere superficiali o profonde. Nel primo caso ci si limita ad asportare parte della dentina e dello smalto interessati dalla carie, otturando il dente con appositi materiali (amalgama d'argento o compositi). L'uso delle amalgame d'argento è stato quasi del tutto sostituito ormai dai materiali compositi che per le loro caratteristiche adesive permettono una preparazione della cavità cariosa meno ampia rispetto all'uso dell'amalgama che richiedeva cavità dalle caratteristiche particolari perché fossero ritentive. Nelle carie profonde vi può essere un interessamento della polpa dentaria, contenente anche le fibre nervose, e allora si ricorre alla cura canalare detta anche devitalizzazione. Il termine conservativa indica l'obbiettivo di tali cure, cioè di conservare i denti altrimenti distrutti dalla carie. L'odontoiatria conservativa moderna è basata sul concetto di minima invasività, con la rimozione del solo tessuto cariato e la sua sostituzione con un materiale da restauro, che viene legato direttamente al tessuto sano. Negli ultimi anni, infatti, sono state quasi abbandonate le amalgame d'argento (che richiedevano una preparazione ritentiva, quindi estesa) a favore dei compositi (resine dalle particolari caratteristiche di adesività che hanno lo stesso colore del dente).

    Endodonzia

    Con il termine endodonzia si intende quella branca dell'odontoiatria che si occupa della terapia dell'endodonto, ovvero lo spazio all'interno del dente, che contiene la polpa dentaria (costituita da cellule, come gli odontoblasti e le cellule stellate, da vasi e nervi). Si ricorre alla terapia endodontica qualora una lesione (cariosa, traumatica) determini una alterazione irreversibile del tessuto pulpare, fino alla necrosi stessa. È possibile inoltre ricorrere a questa metodica qualora l'elemento dentario debba essere coinvolto in riabilitazioni protesiche che, a causa della notevole riduzione di tessuto dentale stesso, determinerebbero un'alterazione pulpare irreversibile (necrosi pulpare per cause iatrogene). La terapia endodontica ortograda è composta da diverse fasi:

    • accesso alla camera pulpare
    • sagomatura con strumenti endodontici manuali (k-files, headstrom, reamers etc.) o meccanici (strumenti in nichel titanio, frese di Gates, Largo, Pro-files etc.), detersione del canale radicolare (acqua ossigenata, ipoclorito di Sodio, calcio-chelanti)
    • sigillatura tridimensionale di tutte le strutture del canale (compresi canali laterali e delta apicale) tramite una gomma termoplastica (Guttaperca) secondo le tecniche di condensazione laterale a freddo, e condensazione verticale a caldo
    • controllo radiografico
    L’endodonzia viene eseguita in anestesia locale e attraverso strumenti appositi che alesano il canale o i canali radicolari, eliminando il loro contenuto di vasi e nervi e sigillando tutto il percorso con appositi cementi e un materiale inerte usato come riempitivo, in genere la guttaperca. È necessario ricorrere alla devitalizzazione di un dente quando una carie si fa prossima al nervo e causa un dolore persistente o quando si è costretti a limarlo per usarlo come pilastro di un lavoro protesico. Tale procedura assicura, con le tecniche attuali e se eseguita a regola d'arte, la scomparsa del dolore e la sopravvivenza del dente trattato per lungo tempo.

    Implantologia

    Attualmente la metodica migliore per la sostituzione protesica di elementi dentali mancanti è l’uso di viti metalliche denominate impianti. Tale metodica prende il nome di implantologia.

    Un impianto è una vite di materiale biocompatibile che viene inserita nell’osso. Nel nostro studio utilizziamo impianti in titanio con superfici trattate in diverso modo a seconda della loro tipologia.

    Gli impianti vengono utilizzati per lo più in due casi:

    • per sostituzione protesica fissa di uno o più elementi dentali mancanti
    • per ancoraggio di protesi mobili in modo da garantirne la stabilità.
    Il primo caso permette di sostituire elementi dentali mancanti con capsule per lo più effettuate con lega preziosa e ceramica. A fine lavoro il paziente gestisce tali protesi come i propri denti. Al di la di una igiene orale accurata non necessitano di altra manutenzione. Il risultato finale dovrebbe esser quello di un paziente che dice “ li sento come fossero sempre stati miei” senza sensazione di corpo estraneo o di ingombro.

    Prima dell’era implantologica la riabilitazione protesica fissa veniva eseguita con l’uso di ponti. In pratica venivano limati elementi dentali limitrofi al dente mancante in modo da farli funzionare da pilastri di supporto.

    Nel nostro studio dall’anno 2000 CI RIFIUTIAMO di effettuare riabilitazioni protesiche con ponti a meno che il paziente debba sostituirne uno già esistente o abbia controindicazioni assolute all’uso di impianti. Si calcola che alla fine del secolo scorso oltre il 25% dei pazienti che si rivolgevano ad un odontoiatra avessero problemi con denti limati.. Viene spontanea la domanda... ma i denti non li ha limati un dentista?

    Effettivamente un dente limato può portare a vari problemi che sono:
    1. Carie del dente sottostante per infiltrazione della capsula causa decementazione, recessione fisiologica delle gengive, riassorbimento dell’ osso nel corso del tempo.

    1. Necrosi del nervo del dente se questo non è stato sottoposto a cura canalare (cosidetta devitalizzazione). In tal caso il paziente sviluppa per lo più un processo infiammatorio cronico denominato granuloma al quale può seguire lo sviluppo di un ascesso o di una fistola ( forellino sulla gengiva dal quale esce per lo più pus e sangue in modo cronico).

    1. Infiammazione del nervo del dente con patologia dolorosa anche molto intensa (cosidetta pulpite). Tale patologia non può essere documentata radiologicamente.
    2. Frattura del dente pilastro.

    1. Danneggiamento del suo parodonto (in pratica l’osso che sostiene il dente si riassorbe a causa del sovraccarico a cui è sottoposto).

    A tutto ciò si può aggiungere il problema estetico derivante dalla comparsa di bordi neri vicino alle gengive causati dal fisiologico o patologico riassorbimento dell’osso.

    Il secondo caso permette in pazienti portatori di protesi mobili di EVITARE TOTALMENTE l’uso di paste adesive in quanto durante il processo di masticazione le protesi rimangono ferme e stabili in quanto solidarizzate ad attacchi di precisione. Presso l’arcata superiore inoltre permettono l’ ELIMINAZIONE DEL PALATO.

    Nel corso di questi anni il tipo di attacchi utilizzati si sono evoluti notevolmente. Inizialmente venivano usati a forma sferica.

    Adesso i migliori sono cilindrici e prendono il nome di locator.

    Questi ultimi rispetto ai primi permettono una maggiore stabilità alla masticazione della protesi ed na manutenzione molto più veloce e pratica nel tempo. Nel corso degli anni infatti l’unica precauzione necessaria è la sostituzione di una cappetta in teflon che permette l’ancoraggio della protesi agli attacchi. Con i locator la procedura può essere eseguita dal paziente a casa propria senza rivolgersi al dentista.

    L’uso di impianti è possibile praticamente ad ogni età.

    Possiamo ritenerci fortunati di essere nati in questa epoca. Un impianto non si nega quasi a nessuno e la percentuale di successo è altissima in quasi tutti i casi.

    Solitamente una riabilitazione protesica con impianti non può essere effettuata in bambini ed in giovani che non abbiano terminato il processo di crescita. Arrivati all’età di 19 anni ogni paziente può essere sottoposto a tale trattamento.

    Andando avanti con l’età il problema si propone nuovamente in pazienti molto anziani. In condizioni di buona salute essere anziani non rappresenta una limitazione. Nel nostro studio abbiamo inserito con pieno successo due impianti addirittura ad un paziente di 95 anni effettuando oltretutto una rigenerazione dell’osso.

    In presenza di patologie croniche la situazione si complica.

    Le patologie più frequenti che possono inficiare con il non perfetto attecchimento degli impianti sono il cancro, l’insufficienza renale cronica, il diabete e l’alcolismo.

    I pazienti affetti dalla prima patologia spesso sono stati trattati con bifosfonati. Tali tipi di farmaci possono portare a patologie infiammatorie ed infettive delle ossa mascellari che difficilmente possono essere trattate senza un ricovero ed intervento di raschiamento dell’osso in un centro specializzato. In tal caso si possono ugualmente eseguire riabilitazioni protesiche con impianti con importanti profilassi antibiotiche e seguendo attentamente il paziente nella prima settimana post operatoria.

    In caso di insufficienza renale cronica il rischio di non attecchimento degli impianti aumenta del 30%. In tal caso si può ugualmente procedere alla riabilitazione protesica avvertendo il paziente dei rischi che ne possano derivare.

    Quanto al diabete è importante distinguere se trattasi di tipo 1 o tipo 2.

    Il primo è già presente alla nascita o compare in giovane età. Se il paziente collabora dal punto di vista alimentare e tiene controllata la glicemia la percentuale di successo può uguagliare quella di pazienti perfettamente sani.

    Nel tipo 2, il cosiddetto "diabete alimentare" che solitamente appare in età più avanzata, il rischio di infezioni e di emorragie aumenta di circa il 30%. In questo ultimo caso è bene avvertire il paziente che il rischio di non attecchimento degli impianti può passare dal "fisiologico" 5% al 25 -30%.
    La collaborazione del paziente nel controllo della glicemia con ipoglicemizzanti orali o insulina, una sua corretta alimentazione ed una adeguata profilassi antibiotica pre intervento possono portare alla quasi normalità le percentuali di successo.

    Una parola particolare per gli alcolisti. Purtroppo i pazienti che fanno uso quotidiano smodato di alcool possono abbassare la percentuale di successo al di sotto del 50%. Per alcolisti intendiamo pazienti che hanno quasi cronicamente tassi di alcolemia nel sangue elevati e non coloro che bevono modiche quantità di alcool durante i pasti.

    PROCEDURA CHIRURGICA

    Tutti i nostri pazienti richiedenti trattamento con impianti vengono sottoposti a:

    1. visita
    2. esame radiologico mediante l’effettuazione di una ortopantomografia
    3. studio radiologico volumetrico digitale ( DVT )in caso di dubbi sulla volumetria ossea
    Viene poi redatta una piccola cartella clinica comprendente
    1. una scheda anamnestica
    2. il consenso informato
    La prima è indispensabile per indagare lo stato di salute del paziente al fine di minimizzare il rischio di insuccesso implantare. Il paziente viene sottoposto a domande riguardanti il suo stato di salute, la presenza di patologie pregresse o croniche, l’uso di farmaci.

    Il secondo è un documento che spiega nei dettagli le tecniche chirurgiche di ogni tipo di intervento, i rischi, le controindicazioni, gli effetti collaterali e le norme post operatorie da seguire.

    Solitamente un interevento per l’inserimento di impianti viene eseguito in anestesia locale. Diamo anche un servizio di sedazione cosciente ( vedi capitolo appositamente dedicato ) per pazienti particolarmente ansiosi o non collaborativi portatori di handicap.

    Solitamente non inseriamo più di 5 o 6 impianti nello stesso intervento in modo da assicurare al paziente un decorso post operatorio indolore e senza gonfiore eccessivo. Nel caso di richiesta di inserzione simultanea di più di 6 impianti organizziamo interventi in anestesia generale nella clinica universitaria di Konstanz con noi convenzionata.
    In questo caso il paziente può effettuare l’intervento in regime di day hospital o con ricovero di uno o più giorni.

    Gli interventi vengono effettuati nella sala operatoria appositamente allestita nel nostro studio in assoluta sterilità. Il paziente viene coperto con un telo sterile ed ogni procedura chirurgica viene effettuata con illuminazione di una lampada scialitica a led di ultima generazione.

    Tutti i pazienti vengono sottoposti a profilassi antibiotica e continuano poi ad assumere tali farmaci per sette giorni. Al bisogno il paziente può ricorrere all’uso di antidolorifici nel decorso postoperatorio.

    La procedura chirurgica una volta effettuata l’anestesia comporta l’esecuzione di un lembo mucoso, lo scollamento della mucosa e l’evidenziazione dell’osso. Con l’uso di frese apposite di diametro crescente e dotate di stop variabile per la lunghezza vengono fatti fori nell’osso specifici per la lunghezza e la larghezza degli impianti. A tal punto con strumenti rotanti manuali o con appositi cricchetti si procede all’inserimento delle viti in titanio. Segue sutura chirurgica della zona con fili di sutura solitamente di materiale sintetico.

    Per evitare il surriscaldamento dell’osso usiamo un micromotore per implantologia lavorante a basso numero di giri ad alta potenza ( torque ) che permette di fresare l’osso con facilità senza il rischio di inceppamento delle frese. Il "trapano" usato prende nome di contrangolo ed è specifico per tale metodica chirurgica in quanto riduce drasticamente il numero di giri del motore a cui è connesso. Come liquido di raffreddamento usiamo soluzione fisiologica in modo da non danneggiare la salute dell’osso alterando il suo equilibrio elettrolitico.

    Eseguiamo anche impianti senza lembo di accesso perforando direttamente la mucosa. Tale metodica permette un migliore decorso post operatorio in quanto il paziente non ha punti di sutura in bocca e la zona sede intervento è stata meno traumatizzata. Tale metodica è possibile grazie alle tecniche di chirurgia guidata. In pratica viene fatto uno studio tridimensionale dell’osso del paziente in relazione a quella che dovrebbe essere l’esatta localizzazione di ogni impianto dal punto di vista estetico e funzionale. Il risultato di questo studio combinato porta alla realizzazione di un manufatto in resina di nome Dima chirugica. Tale manufatto presenta dei fori indicanti sede ed inclinazione degli impianti da inserire in modo da non lasciare alcun margine di errore.

    Grazie all’evoluzione delle tecniche chirurgiche e delle linee implantari adesso è possibile anche efettuare protesizzazioni attaccandosi agli impianti appena inseriti. E’ il cosidetto CARICO IMMEDIATO.

    Tale metodica può essere effettuata con miniipianti o con impianti normali.

    PROCEDURA A CARICO IMMEDIATO CON MINI IMPIANTI I mini impianti sono viti in titanio che hanno la sola funzione di ancoraggio di protesi mobili e possono essere effettuati presso entrambe le arcate. La caratteristica di queste viti è di essere già provviste di una testina sferica per ancorare le protesi e di non essere assolutamente utilizzabili per protesi fisse. Nel nostro studio usiamo impianti del diametro di 2mm.

    La procedura chirurgica è molto semplice in quanto senza fare alcun lembo si procede in primo luogo con un unica fresa a perforare l’osso nella sede adatta a ricevere gli impianti. Successivamente si vanno ad inserire le viti. Essendo autofilettanti tale manovra risulta alquanto semplice.

    In terzo luogo le protesi già precedentemente realizzate vengono scavate in corrispondenza degli impianti in modo da dare alloggiamento con della resina freddo al sistema di ancoraggio delle testine sferiche implantari.
    Tale procedura viene solitamente portata a termine in pochi minuti ed il paziente torna a casa con le protesi caricate e solidarizzate agli impianti subito dopo il oro inserimento.

    PROCEDURA A CARICO IMMEDIATO CON IMPIANTI NORMALI Tale metodica molto richiesta dai pazienti permette effettivamente di protesizzare il paziente con un manufatto fisso in poche ore. Può essere effettuata su pazienti edentuli o con elementi dentali da estrarre. In questo ultimo caso vengono eseguiti i cosiddetti impianti post estrattivi. In pratica all’estrazione dei denti segue l’immediato inserimento delle viti implantari nelle stesse sedi alveolari.

    Una volta inseriti gli impianti viene subito presa una impronta e nel giro di poche ore vengono costruite capsule provvisorie in resina che vengono ancorate in modo fisso agli impianti appena inseriti. Il numero minimo di impianti per poter realizzare questa procedura è di 4. Va comunque precisato che un numero maggiore di impianti garantisce una maggiore percentuale di successo ed una maggiore durata nel tempo. Quando vengono usati solo 4 impianti solitamente vengono utilizzati viti "lunghe" inserite inclinate in modo da aumentare la loro ritenzione all’interno dell’osso.

    Un altro incredibile traguardo raggiunto in questo ultimo periodo riguarda la rigenerazione e la ricostruzione dell’osso.

    RIGENERAZIONE E RICOSTRUZIONE DELL’OSSO
    Negli ultimi venti anni l’utilizzo di impianti da parte dei pazienti ha avuto un incremento a doppia cifra. Conseguentemente a questo aumento di richiesta è insorto un nuovo problema. Spesso per molti pazienti viene sentenziata l’impossibilità di poter inserire impianti in quanto non presente una volumetria ossea che lo permetta. In pratica è come dire che abbiamo una bella pianta da mettere a dimora ma la terra non è sufficiente ad accogliere la radice.

    Come conseguenza di questa necessità nel mondo si sono sviluppati studi tesi a risolvere questo problema. Sono stati testati vari materiali necessari alla rigenerazione dell’osso e studiate tecniche chirurgiche tra le più svariate.
    Le tecniche chirurgiche atte alla ricostruzione e rigenerazione dell’osso si sono particolarmente sviluppate in Germania, in Svizzera e negli Stati Uniti. In questi paesi il sistema sanitario nazionale copre le spese per tali trattamenti chirurgici. Ciò ha chiaramente permesso ai colleghi stranieri di farsi rapidamente esperienza in quanto il numero di interventi effettuati è stato molto alto fin dall’inizio. In Italia il più delle volte tali tipi di cure non vengono effettuate per problemi economici Purtroppo le spese di tali interventi gravano ancora pesantemente sulle tasche dei pazienti trattandosi di prestazioni per lo più non garantite dal servizio sanitario nazionale.

    In Svizzera ed in Germania esiste inoltre una figura professionale particolare, quella del chirurgo Maxillo Facciale. Trattasi di chirurghi ultraspecializzati in quanto muniti per legge di doppia laurea in Medicina e Chirurgia ed Odontoiatria e specializzati in chirurgia orale e ricostruttiva maxillo facciale.

    Per poter far fronte ad ogni richiesta da parte dei pazienti ci siamo convenzionati con la clinica universitaria di chirurgia Maxillo Facciale di Konstanz in Germania diretta dal Prof. - Dr. Frank Palm.

    In pratica effettuiamo nel nostro studio tutti gli interventi attinenti la rigenerazione ossea preimplantare che possano esser effettuati in anestesia locale. Quelli in anestesia generale vengono invece effettuati all’interno della clinica universitaria.

    Per avere informazioni riguardo alle tecniche di rigenerazione e ricostruzione dell’osso è possibile fissare un appuntamento con uno dei medici dello studio. Le nostre visite sono sempre state gratuite dal primo giorno di attività.

    Per avere una visione generica di come viene effettuata la rigenerazione dell’osso si deve innanzitutto testare quanto sia il grado di atrofia. La diagnosi deve essere fatta clinicamente e con l’ausilio di esami radiologici che vanno dalla ortopantomografia allo studio volumetrico digitale.

    Per piccole deficienze ossee viene solitamente usato "osso sintetico". Tale termine è comunemente utilizzato ma in realtà non è appropriato in quanto viene generalmente usata una sostanza chimica di nome betafosfato tricalcico.


    Betafosfato tricalcico


    Tale materiale ha la sola funzione di:

    1. mantenere il più a lungo possibile il coagulo sanguigno
    2. favorire la autoproduzione da parte dell’organismo di nuovo tessuto osseo
    Considerando che il coagulo sanguigno viene completamente sostituito da osso è facile capire come la finalità di un materiale da rigenerazione sia fondamentalmente quella di fungere da supporto per la creazione di un coagulo il più grande possibile, di esser poi riassorbito totalmente lasciando il proprio residuo più vicino allo zero ed essere totalmente sostituito da osso proprio (cosiddetto osso autologo).

    Esistono anche biomateriali di origine animale e addirittura di origine umana. Come politica dello studio siamo contrari all’uso di questi materiali in quanto provenienti da cadaveri di animali o uomini. La trasmissione di tanti processi infettivi è ancor alquanto sconosciuta, basti pensare ai prioni o ai virus mutanti. Dato che è possibile usare materiali sintetici perchè rischiare?

    Esistono poi tecniche chirurgiche che permettono di aumentare la volumetria dell’osso localmente.

    Una di queste è la distrazione crestale. La cresta ossea viene tagliata al centro ed allargata inserendo in mezzo materiale da rigenerazione ossea. In alcuni casi gli impianti possono essere inseriti simultaneamente. Tale metodica quando possibile è da preferire in quanto permette di mantenere la nuova larghezza dell’osso.

    Un altra è il prelievo dall’angolo mandibolare mediamente di un “ francobollo osseo” di circa 1 cm di lato che viene apposto in altra sede con l’uso di una o più viti da ostesintesi. Tale procedura chirurgica è indicata al massimo per creare la volumetria ossea adatta all’inserimento di due impianti endossei. Nelle foto che seguono è possibile apprezzare le radiografie di un caso atrofico risolto con prelievo di osso dall’angolo mandibolare. Nella prima radiografia si vede il difetto osseo, nella seconda le viti di osteosintesi per l’ancoraggio dell’innesto e nella terza si vedono gli impianti inseriti. La quinta indica il controllo radiologico a distanza di 5 anni.

    Per l’effettuazione di tale procedura chirurgica ci avvaliamo dell’uso della chirurgia piezoelettrica. Tale metodica chirurgica si avvale di uno strumentario ad ultrasuoni nato per la neurochirugia. La particolarità di tale strumentario è quella di tagliare i tessuti mineralizzati come l’osso ma di avere scarsa capacità di taglio nei confronti di quelli molli, preservandoli in tal modo dal danneggiamento.

    In chirurgia odontoiatrica trova particolari indicazioni in interventi tipo prelievo di osso dall’angolo della mandibola, distrazione crestale, sinus lift in quanto riduce drasticamente il rischio di lesione del nervo mandibolare e della membrana di Schneider che riveste il seno mascellare.

    Altro intervento che viene comunemente effettuato presso il nostro studio è il sinus lift. Spesso ci troviamo di fronte alla problematica di non avere sufficiente osso per inserire impianti endossei nella regione che va dal primo premolare superiore ai molari.

    In tale sede il seno mascellare tende ad ingrandirsi più o meno verso la cresta alveolare a scapito della volumetria ossea di quest’ultima. Inserire un impianto in tale regione può comportare il rischio di farlo entrare dentro il seno mascellare. In molti casi non è poi presente la volumetria ossea minima per poter inserire alcun impianto in quanto la vite non ha la possibilità di rimanere ferma fin da subito (principio della cosiddetta stabilità primaria). In questo caso è doveroso ricorrere ad un approccio chirurgico differente teso a ricreare l’osso mancante: il sinus lift.


    Strumentario per esecuzione di Sinus Lift


    Tale termine inglese può essere tradotto come "rialzo del pavimento del seno mascellare". In pratica, in anestesia locale, viene aperta una finestra nella parete anteriore del seno mascellare, viene scollata la membrana che riveste il seno mascellare (membrana di Schneider) e viene inserito del materiale da rigenerazione ossea (betafosfato tricalcico). Durante tale intervento gli impianti possono essere inseriti simultaneamente solo se l’osso residuo a livello del pavimento del seno mascellare permette la cosiddetta stabilità primaria. Tale termine indica il fatto che l’impianto una volta inserito riesca a stare fermo nell’osso.

    Generalmente per il raggiungimento di tale fine sono necessari almeno 4/5 mm di osso.

    In caso di atrofie superiori che non permettano una stabilità primaria deve necessariamente essere effettuato un intervento in due tempi:

    1. sinus lift e dopo 5 mesi
    2. inserimento degli impianti nel nuovo osso rigenerato

    In caso di atrofie superiori ricorriamo invece al prelievo di osso dalla corticale interna della cresta iliaca. Teniamo a precisare che il prelievo viene fatto dalla corticale interna e non bicorticale. Nel primo caso i pazienti dopo venti giorni dall’intervento deambulano normalmente mentre nel secondo caso possono avere ancora problemi a distanza di sei mesi a causa delle lesioni create alle inserzioni tendinee della muscolatura della coscia.

    Questo ultimo intervento permette ricreare la corretta volumetria ossea di entrambi i mascellari anche in caso di atrofia estrema.

    Per l’effettuazione di questi interventi ci avvaliamo della clinica universitaria di chirurgia maxillo facciale di Konstanz ( Germania ) diretta dal Prof. - Dr. Frank Palm.

    Il prof Palm è uno dei padri mondiali delle tecniche di chirurgia ossea ricostruttiva preimplantare ed è past president della accademia tedesca di implantologia (VEDI LINK).

    Il prof Palm ha redatto il cosiddetto algoritmo di Konstanz. Trattasi di un comodissimo schema che permette di sapere esattamente che tipo di procedura chirurgica utilizzare a seconda del grado di atrofia dei mascellari. In pratica si fa uno studio volumetrico digitale della regione da riabilitare con impianti deducendo dall’algoritmo quale sia la migliore procedura chirurgica da utilizzare per il paziente.

    Le visite vengono generalmente effettuate con cadenza quadrimestrale dal Prof Palm direttamente presso il nostro studio previo appuntamento.

    PROTESI SU IMPIANTI
    Trascorso il periodo necessario al corretto svolgimento del processo di osteointegrrazione di un impianto segue la parte protesica.

    Solitamente viene effettuata una radiografia di controllo. Valutato il corretto processo di osteointegrazione degli impianti sotto anestesia locale si incide a livello della regione da protesizzare al fine di:
    1. togliere la vite di guarigione dall’impanatura dell’impianto

    1. avere cura dei tessuti molli ed effettuare una gengivoplastica per assicurare che intorno all’impianto sia sempre presente gengiva aderente ( cosiddetta gengiva a buccia di arancia)
    2. inserimento e invitatura nell’impianto di uno strumento denominato transfer

    1. Presa dell’impronta con materiale di estrema precisione.
    2. Svitamento del transfer e avvitamento nell’impanatura dell’impianto di una vite detta transmucosa o di guarigione. Tale ultima procedura permette la perfetta guarigione e la modellazione dei tessuti molli a livello della zona da protesizzare.
    Arrivati a questo punto le impronte vengono consegnate all’odontotecnico il quale procede ad effettuare la fusione metallica o l’abbozzo della nuova protesi.

    Dopo circa una settimana dalla presa dell’impronta viene eseguita una prova della perfetta esecuzione della fusione o dell’abbozzo della protesi e dopo una ulteriore settimana il nuovo dente /i viene consegnato al paziente.
    Le capsule su impianti possono essere costruite in due modi:
    1. Con vite passante

    1. Con vite passante

    Nel primo caso la capsula viene costruita su di un moncone preformato specifico per ogni tipo di impianto che prende il nome di mesosotruttura.

    Questa componente protesica viene fornita dalla ditta produttrice di impianti ed è in pratica il sistema di connessione tra gli impianti e le capsule.
    In questo caso il manufatto protesico viene avvitato direttamente nell’impianto ed il foro di entrata viene chiuso con una otturazione.
    Questa metodica ha il vantaggio di permettere nel tempo di poter intervenire sulla protesi in caso di necessità in quanto svitabile.

    Nel secondo caso la mesosotruttura viene personalizzata per ogni tipo di paziente con limature o fusioni metalliche e viene invitata nell’impianto. La parte protesica a sua volta vi viene cementata sopra.

    Questa metodica viene utilizzata per l’esecuzione di ponti o nel caso di impianti che abbiano inclinazioni tali da far passare la vite della mesostruttura da una zona estetica della capsula che non possa essere otturata.

    Protesi

    La protesi dentale è un manufatto, realizzato da un Odontotecnico abilitato, sotto la guida di un Medico Odontoiatra, utilizzato per rimpiazzare la dentatura originaria persa o compromessa per motivi funzionali e/o estetici.
    La protesi può essere: fissa o mobile.

    Protesi fissa
    La protesi fissa viene fissata agli elementi pilasreo con la cementazione e non può essere rimossa dal paziente. Tali elementi se si ancorano sul dente o radice residua vengono definiti corone, se poggiano sui denti adiacenti (opportunamente limati) con il fine di ripristinare denti mancanti sono detti ponti, e se sono applicati su impianti inseriti nell'osso sono definiti protesi su impianti. Sono definite protesi fissa anche le faccette, che consistono in gusci di ceramica da applicare sui denti anteriori per finalità estetiche o funzionali.

    Corone
    Le corone sono protesi per denti singoli dei quali almeno la radice è conservata. Si ancorano o al dente opportunamente preparato (moncone) o, tramite perni endocanalari, alla radice (corona Richmond). Le corone, come anche gli elementi di ponte, possono essere in metallo (dette corone in lega), metallo ceramica, solo ceramica (corona jacket crown). Correntemente si stanno presentando altri materiali utili per la protesi fissa.

    Ponti
    Nei ponti l'elemento dentario estratto viene sostituito da una protesi che comprende anche gli elementi dentari adiacenti che vengono per questo ridotti a monconi e protesizzati anch'essi. L'elemento mancante assieme agli elementi pilastro (i monconi sui quali si appoggia) forma il ponte. Gli elementi pilastro devono avere un numero pari o superiore al numero delle radici pilastro degli elementi mancanti. Per travata si intende la parte di struttura destinata a sostenere l'elemento o gli elementi mancanti.

    Protesi su impianti
    In questo caso la radice dell'elemento mancante viene sostituita da un impianto dentale solitamente in titanio o leghe biocompatibili e su questo viene cementato o avvitato l'elemento protesico. Con gli impianti è possibile sostituire denti singoli o realizzare ponti o strutture più estese (Ponti di Toronto, o similari) che possono sostituire tutti gli elementi dell'intera arcata dentaria.

    Faccette
    Le faccette in porcellana o in composito sono sottili lamine in ceramica o composito che vengono cementate sulla superficie visibile (detta vestibolare) dei denti anteriori. I denti che accolgono una faccetta sono leggermente limati per far spazio alla struttura protesica . Tuttavia, la loro preparazione è estremamente conservativa e deve essere mantenuta a livello della porzione più superficiale del dente, lo smalto. Lo smalto consente un'adesione ottimale delle faccette al dente.

    Protesi mobile
    Con il termine "protesi mobile" si intendono tutte le protesi atte alla sostituzione di intere arcate o parti di essa. Sono definite mobili in quanto possono essere rimosse facilmente dal paziente durante l'arco della giornata. Protesi mobili sono la protesi totale, la protesi parziale e la protesi mista-scheletrata.

    Protesi parziale


    Protesi parziale con ganci

    La protesi parziale si ancora ganci o attacchi di precisione ai denti rimanenti. Quando la protesi parziale ha una struttura di sostegno metallica viene definita protesi scheletrica o scheletrato e se mista con attacchi di precisione su elementi pilastro viene detta protesi combinata. Si può realizzare anche una protesi tipo scheletrato in resina acetalica o termopressata senza ganci in metallo. È anche realizzabile una protesi a base di nylon e quindi senza metallo e con caratteristiche di biocompatibilità e flessibilità.

    Protesi totale


    La protesi totale rientra tra i dispositivi afisiologici, in quanto i carichi masticatori vengono completamente scaricati sulla mucosa e sull'osso sottostante, perché denti residui o radici vengono a mancare (edentulia). Ha quindi il compito di ristabilire completamente le funzioni masticatorie. Nell'esecuzione di questa protesi bisogna rispettare il profilo del viso (profilo facciale). Essa è meglio definita "mobile totale" in quanto risulta essere un dispositivo che il paziente stesso può rimuovere e reinserire in qualsiasi momento della giornata.
    È un dispositivo atto a sostituire intere arcate ormai edentule, costituito da una struttura di sostegno in resina acrilica. I denti utilizzati sono denti del commercio sia in ceramica (poco utilizzati) che in resina acrilica o composita. Con i denti prodotti attualmente si ottengono ottimi risultati estetici: fondamentale è l'abilità dell'odontotecnico che, in particolare per i denti frontali, riesce a conferire alla protesi un aspetto naturale che ben si adatti al viso e alle espressioni del paziente.

    Se la sella edentula fosse poco rilevata o comunque per aumentare la ritenzione della protesi totale è possibile, se la quantità di osso residuo è sufficiente, ricorrere alla chirurgia implantare. In tal caso verrebbero inseriti nella cresta edentula degli impianti con funzione di ancoraggio (in genere per la tecnica overdentures con ritenzione sferica, nell'arcata inferiore vengono inseriti 2 impianti nella zona dei canini). (VEDI la sezione IMPLANTOLOGIA nel nostro sito)

    Ambiente e attrezzature

    Staff

    Dott. Luca Barucci

    Dott. Alessio Barberi

    Nato il 23/5/66, Laureato in medicina e chirurgia presso l’università degli studi di Pisa il 18/6/1991 con votazione di 110 su 110 e lode ed abbraccio accademico. Specializzato in odontostomatologia con votazione di 50 su 50 e lode. Medico interno presso il reparto di chirurgia otorinolaringoiatrica e maxillo facciale del Triemli Spital di Zurigo (direttore Prof. Novoselac) nel 1991. Medico interno presso la clinica universitaria di chirurgia orale e maxillo facciale dell’università degli studi di Monaco di Baviera negli anni 1993 e 1994. Attualmente membro del team chirurgico della clinica universitaria di chirurgia orale e maxillo facciale di Konstanz (direttore Prof. Dr. Frank Palm) Autore su numerose riviste nazionali ed internazionali di argomenti inerenti la chirurgia orale.
    Dal 1994 svolge la propria attività professionale presso lo studio Barberi Casarosa Galleni Migliorini e Lensi a Forte dei Marmi dove si occupa prevalentemente di chirurgia orale, implantologia, tecniche di rigenerazione e ricostruzione ossea.


    Dott. Luca Cella

    Dott. Massimo Casarosa

    Laureato in Medicina e Chirurgia a Pisa nel 1992. Specializzato in Odontostomatologia a Pisa nel 1995. Medico volontario presso l’U.O. di Chirurgia Odontostomatologica dell’Università di Pisa.

    Dal 1994 svolge la propria attività professionale presso lo studio Barberi Casarosa Galleni Migliorini e Lensi a Forte dei Marmi dove si occupa prevalentemente di chirurgia orale, implantologia, tecniche di rigenerazione e ricostruzione ossea.


    Dott. Marco Maccarini

    Dott. Federico Galleni

    Laurea con lode nel 2002 in odontoiatra e protesi dentale all'università degli studi di Pisa. Frequenta durante il corso di laurea in odontoiatra e protesi dentale il reparto di chirurgia orale diretto dal prof Mario Gabriele.
    Esercita la libera professione nel suo studio dal 2002. Si specializza in parodontologia frequentando il corso biennale del dr Francesco Cairo con particolare attenzione verso la cura della parodontite cronica. Esperto di terapie chirurgiche rigenerative tissutali (gtr) è perimplantari e di ricostruzione ossea come rialzo di seno e aumenti orizzontale e verticali della cresta ossea oltre che di chirurgia plastica gengivale.


    Dott. Chiara Grassi

    Dott. Nicolò Lensi

    Nato il 16/03/1983 e laureato in odontoiatria e protesi dentaria presso l’università degli studi di Pisa il 21 Novembre 2008 con la tesi “Le priorità in ortodonzia”. Nel 2010 ha frequentato il corso “Endodonzia facile per tutti” del dottor. Andrea Gesi. Nel 2013 frequenta il corso intensivo teorico-pratico in protesi fissa del dottor. Luca Briccoli. Nel 2014 frequenta il percorso formativo “I disordini temporomandibolari: dalle evidenze alla pratica clinica” del professor Daniele Manfredini. Inoltre nel 2015 entra a far parte del Gruppo di Studio Italiano sui Disordini Cranio Mandibolari (GSID) fondato dal professor Daniele Manfredini.
    Dal 2009 svolge la propria attività prima come collaboratore in endodonzia e conservativa poi dal 2012 presso il suo studio privato a Forte dei Marmi.


    Dott.ssa Teresa Leporace

    Dott. Valentina Migliorini

    Nata il 9/3/1981 Laureata in odontoiatria e protesi dentaria presso l’università degli studi di Pisa il 31 maggio 2006 con votazione di 110/110 e lode ed abbraccio accademico. Pubblicazione della tesi (Rischi complicanze e modificazioni salivari in persone con piercing orale e periorale). Ha frequentato il corso di perfezionamento in odontoiatria conservativa ed endodonzia presso l’università di Pisa nel 2007. Dal 2006 svolge la propria attività presso il suo studio privato a Forte dei Marmi dove si occupa prevalentemente di ortodonzia


    Assistenti

    STAFF

    Il nostro Team è basato su due medici chirurghi specialisti in odontostomatologia: il Dr. Alessio Barberi e il Dr. Massimo Casarosa; su tre dottori in odontoiatria e protesi dentale: il Dr. Galleni Federico ,la Dr.ssa Valentina Migliorini e il dottor Lensi Nicolò e su una infermiera professionale la signora Elena Landucci. Il Dr. Barberi ed il Dr. Casarosa fanno parte del team di chirurghi della clinica universitaria di chirurgia maxillo facciale con sede a Konstanz in Germania (distaccamento dell’università di Freiburg) e si occupano prevalentemente di chirurgia orale, chirurgia rigenerativa e ricostruttiva ossea dei mascellari finalizzata all’inserimento di impianti endossei e di implantologia.


    Per raggiungerci

    Lo studio dentistico dei Dottori: Barberi, Casarosa, Galleni, Lensi e Migliorini è situato nel quartiere Vaiana di Forte dei Marmi, in Via Olmi 63/A; facilmente raggiungibile anche dall'autostrada A11 (uscita Versilia). Nelle immediate vicinanze dello studio odontoiatrico è situato un ampio parcheggio gratuito accanto alla Chiesa e di fronte alla scuola primaria Don Milani di Vaiana.

    Lo studio è una struttura all'avanguardia per quanto riguarda l'odontoiatria l'ortodonzia e l'implantoprotesi. Professionisti costantemente aggiornati, attrezzature mediche di ultima generazione; dotato di 6 sale operative di cui una adibita a sala chirurgica, una per ortopantomografia digitale. Durante le pratiche conservative, endodontiche e chirurgiche viene utilizzato il microscopio ottico per migliorare la qualità del lavoro.
     

    Vieni a trovarci

    Studio odontoiatrico
    Barberi • Casarosa • Galleni • Lensi • Migliorini

    Via Olmi 63/A, Forte dei marmi
    55042 - Lucca, Italia

    Contattaci

    Telefono: 0584/080829
    Cellulare: 348/9772831 (NO SMS)

    Orari

    Dal Lunedi al Venerdì: 8.30-13.00 - 15.00-19.00
    Sabato: 8.30 - 12.30
    Domenica: Chiuso